Un manifesto sulla creazione dei siti web.

  • Before I even begin to build a website for a client, I engage in a deep conversation around two simple questions: Who is coming here and what are they looking for? I design the entire site around the answers to those two questions.
  • Anyone coming to a business website is looking for information. With the answers to those two questions in mind, I build for the purpose of delivering that information to those people with as few clicks as possible (preferably none).
  • Every time you add a page you add work for the visitor. One more barrier between them and what they want. One more thing they have to look for. One more thing they have to click. One more opportunity for them to just give up and leave. Therefore, make it as few pages as is possible and sensible.
  • An example of the above that I often give to clients during our initial conversation is restaurant websites. Almost every restaurant website could be two pages. Home page: Hours, location, number to call for a reservation or further info. Page two: Menu (In HTML, not PDF, with prices!). Thats it. I can’t think of a single restaurant website that I’ve seen that needs more than that. Yet, almost every restaurant website I visit is way more complex than it needs to be.
  • These days, almost everyone is coming to your site from a mobile device. This is especially true if your visitors are from outside of the United States. Build with that in mind (not only mobile friendly/responsive but especially choice of font types and sizes). Test everything — every page, every link, etc. — on a smartphone. Make it look good there.
  • Most businesses should hire a copywriter and editor long before hiring a web designer/builder. In fact, most should worry far less about the design of the website. People are coming for information, not how pretty it is. Focus on the words first.
Patrick Rhone

Ho trovato molto stimolante questo post di Patrick Rhone. Mi chiedo quanti ‘web- designer/developer’ riflettano attivamente su questi aspetti prima di mettere mano alla tastiera.

Utilizzare Google Amp: si o no? Scopriamolo assieme

img_2621AMP (Accelerated Mobile Pages) è un progetto sponsorizzato da Google per accelerare notevolmente le prestazioni di caricamento di una pagina web all’interno di un browser su dispositivo mobile, specialmente dopo aver effettuato una ricerca.

(L’immagine qui a fianco è esemplificativa di come Google stia iniziando a porre in risalto i siti che hanno abilitato questa funzionalità).

Quello che il lettore otterrà è una pagina con i soli testi e immagini (o video), il contenuto essenziale di un articolo, senza portarsi dietro la grafica e gli altri contenuti propri del sito di origine comprese sidebar, icone di condivisione sui social e – sopratutto – i banner pubblicitari.

Per me lettore tutto ciò è senz’altro una bellissima cosa. Per l’editore e l’autore una nuova gatta da pelare nella realizzazione di un sito web e nelle operazioni di marketing ad essa associate. Perché? Ad oggi i problemi di posizionamento o di rendimento economico del sito web che implementa AMP non sono ancora definiti con precisione. Mentre nei mesi si sta vedendo come un articolo AMP venga messo in risalto graficamente, non si è capito l’effettivo peso nelle metriche di ranking utilizzate per fornire il miglior risultato possibile. Ma è sopratutto in termini di uso di banner e contenuti pubblicitari all’interno degli articoli che non vi è chiarezza ne uniformità.

Quindi Google AMP si o no? Come sempre la risposta è DIPENDE.

Il mio consiglio in caso di utilizzo amatoriale di un sito / blog è quello di abilitarlo. Ciò che rende piacevole la navigazione all’utente è sempre ben accetto, indurrà un senso di gratitudine del lettore verso di voi che vi siete presi cura della sua esperienza utente. Se invece stiamo realizzando o lavorando su un sito che deve avere un ritorno economico misurabile e diretto, allora il mio consiglio è quello di studiare un po’ cosa stanno facendo i competitor, guardare gli articoli della ‘stampa specializzata’ cosa dicono, coglierne i trend e quindi prendere una decisione. Del resto il marketing on-line è una cosa fluida in perenne modificazione, quindi sperimentare è del tutto lecito. Quasi dovuto direi!

E tu? Come la pensi? Come hai affrontato la tematica?

Petya Raykovska: REST API, una guida per il futuro di WordPress

Ancora un post scritto come reazione ad un intervento di Petya Raykovska: We Need to Talk about the REST API: the non developer guide to the future of WordPress →

In questo articolo Petya ci parla di come WordPress oggi non voglia più essere una piattaforma per semplici blog personali, ma assumere un ruolo di primo piano tra i CMS a disposizione per andare ad aumentare (o mantenere) la sua percentuale di penetrazione sul mercato come ‘motore’ del 25% dei siti web mondiali.

This post is a modification of a talk called “We Need to Talk about The REST API” (Slides) that I gave at WordCamp London 2016 on April 10, 2016. In this talk, I looked into how the REST API helps WordPress get out of its comfort zone to become a part of a bigger technology stack.

Per fare ciò, come riportato nella citazione, bisogna che WordPress sia portato fuori dalla propria area di immediata pertinenza ed esteso, in maniera intelligente e scalabile, con l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia come le REST API. Una lettura, ed una tematica, molto interessanti. E visto che è il momento in cui questa tecnologia si sta realizzando è importante documentarsi, partecipare, testare e scoprire limiti e potenzialità di questo approccio…