3 aspetti da valurare nella strategia promozionale di creazione eventi on-line

Questo 2020 sarà senz’altro ricordato per aver imposto una quarantena a livello mondiale, e per aver obbligato tutti a ripensare alla propria presenza digitale. Sia che si sia fruitori, sia che si sia promotori di contenuti.

Una pletora di eventi è stata annullata o rimandata. Moltissimi altri si sono riconvertiti in eventi “digital only”, altri sono nati, ed infine altri stanno alla finestra a guardare che succede. Il che non è necessariamente un male.

Vivere a casa h24 e 7/7 assieme ad una famiglia comporta una serie di obblighi e ritmi che difficilmente lasciano spazio al piacere personale, e di questo me ne convinco nonostante migliaia di tutorial e webinar raccontino un mondo dove le 24 ore sono una serie di task ‘pomodoro’ e la gente ci dica che si può incanalare la propria vita in slot temporali predefiniti. La mia realtà, e quella di centinaia di altre persone, racconta un mondo diverso.

Rimango quindi ammirato da chi riesce a intavolare sessioni live su Facebook o Instagram o altra piattaforma multimediale, ma non riesco a levarmi dalla testa un certo fastidio perché alla fine della fiera nessuno di questi eventi – dal 5 marzo, giorno in cui è cominciata la mia quarantena – si è mai svolto in orari o modi che me ne rendessero minimamente comoda la fruizione.

Immagina poi la mia sopresa quando da uno dei blog di formazione Think with Google ho visto spuntar fuori questo articolo: Il marketing di Google visto da dentro: 3 aspetti che stiamo valutando rispetto alla strategia degli eventi.

I tre aspetti messi in rilievo sono i seguenti:

  1. Il tuo evento può avere la stessa efficacia in formato digitale?
  2. Deve essere per forza in diretta?
  3. Puoi distribuire i contenuti in altre soluzioni?

Nella settimana passata ho cominciato a parlare con gli amici pugliesi della comunità WordPress di cui faccio parte di come e quando fare un ritorno verso il nostro “pubblico” … i nostri conterranei, nello specifico, con eventi legati alle nostre attività e tematiche. E devo dire che tutti hanno alcune perplessità sul formato meetup in streaming, che rischia di diventare un momento cattedratico, maestro / allievo, molto lontano dallo spirito di confronto comune e alla pari che da sempre cerchiamo di organizzare.

Qual è la tua posizione in merito? Hai esperienze, in positivo o meno, che ti va di condividere?

marketing, trovare un senso alla propria strategia

Non mi occupo di marketing on-line, ma è un settore che mi affascina e che guardo sempre con occhio curioso.

Non avendo budget — come tutti — per affidarmi ad un professionista, avendone la necessità mi iscriverei a Guido per ‘fare da me’. Enrica ed Ivan sono abilissimi nel costruire un mondo per insegnare a cavarsela in questo mondo … E sopratutto lo fanno in una maniera che a me pare etica. Basata su solidi valori di correttezza e rispetto.

… i pezzi che hai a disposizione nel tuo marketing online sono pressoché infiniti: c’è l’advertising e ci sono gli hashtag, le tracce audio e i video, i downloadable e le automazioni per l’email marketing. Non devi usare tutto: devi capire a cosa servono, nel tuo caso, i vari pezzi. E di conseguenza decidere se usarli.

Ad esempio, mettiamo che hai un vivaio specializzato in piante rampicanti:

  • il blog ti serve per rispondere ai dubbi più comuni tra i tuoi potenziali clienti: i rampicanti si potano? Quali materiali usare come sostegno? Anche le rose possono arrampicarsi?
  • L’advertisingti serve per ripescare i lettori del blog e portarli alla newsletter (grazie al retargeting).
  • La newsletterti serve per vendere secondo la stagionalità: è maggio ragazzi, ora di fare la pacciamatura! In vivaio abbiamo lo sconto sul cippato organico.
  • Instagramti serve per fidelizzare puntando sulla competizione tra i tuoi clienti: ecco il roseto della signora Agnese di Pavarolo, bello eh?

Ogni canale deve servirti a qualcosa; se un pezzo non ha una funzione (o ha smesso di averla) smetti di usarlo, creerebbe solo confusione.

— Guido, newsletter del 9 Maggio 2019

Il mio consiglio è di seguire questi due … e supportare il loro splendido (lavoro).

L’imboscata del content marketing

Ti abbiamo istruito, fatto divertire, fatto commuovere, fatto piangere, il tuo engagement era altissimo, e poi ci lasci così senza nemmeno un clic sul retargeting? Nemmeno una sveltina sul carrello abbandonato?


Puf. Perché alla fine la gente è meno scema (su certe cose) e fa i conti, e guarda al vantaggio, non esiste la gratitudine nel marketing. Dimentica presto chi ha creato i contenuti emozionali, di fronte allo sconto. Essere i master della fase di awareness non significa quindi automaticamente dominare la parte finale dell’acquisto (anche se bombardiamo di remarketing): la nostra evangelizzazione verrà poi sfruttata da altri. Il funnel è contenitivo di un utente medio come una striscia di vernice stradale.

Esempio: sto cercando ispirazione per arredare la mia casa. Il brand da 1000 € a pezzo mi fornisce l’ispirazione giusta, ma poi io vado all’Ikea e prendo un oggetto da 100 €. L’imboscata del Content Marketing è scattata sul povero brand. Per questo dobbiamo essere estremamente selettivi nel creare contenuti. Per interessare solo coloro su cui avremo un vantaggio nella fase di conversione.

Gianluca Diegoli, via ☞

Perché è giusto pagare il software

I like paying for my software when I’m buying it from a company that’s responsive, fast and focused. I like being the customer (as opposed to a social network, where I’m the product). I spend most of my day working with tools that weren’t even in science fiction novels twenty-five years ago, and the money I spend on software is a bargain–doing this work without it is impossible.

Seth Godin

Non sto vendendo nulla

“I’m not selling anything”

Credo che Seth Godin non abbia bisogno di tante presentazioni, almeno per chi si occupa di marketing e di Internet (scusatemi il maiuscolo, ma sono vecchio e per me quella è la notazione corretta del termine).
Il suo è uno dei blog più longevi al mondo, e tra i pochissimi a vantare aggiornamenti giornalieri con piccole riflessioni – come quella che oggi ti ho messo in evidenza – o articoli più strutturati. Se mastichi l’inglese non puoi perdertelo!

In merito alla segnalazione di oggi, mi ha molto colpito il mettere in evidenza il fatto che per il solo fatto di pubblicare scritti su un blog, un video, una foto, una Storia di fatto equivalga a mettere in vendita qualcosa: se stessi (le proprie competenze, professionalità), una idea, un prodotto. La speranza è che si metta ‘sul mercato’ qualcosa che migliori quello che esista, e non che ne sia una banale ed ennesima copia … mai sia addirittura qualcosa di peggiorativo!

Mettere ‘sul mercato’ le mie conoscenze e professionalità è lo scopo per cui oggi questo sito esiste. E tu, ti sei mai chiesto perché sei on-line?