Non lasciare i piatti sporchi al lavoro.

Signal v. Noise è tra le letture più interessanti che mi capita di fare in questi mesi. Blog aziendale di Basecamp racconta, grazie alle voci dei suoi fondatori e sviluppatori principali, aspetti del business e del mondo del lavoro, secondo la loro personalissima visione.

Visione che mi trovo ogni volta a condividere e ammirare, in un mondo dove ormai (mi) è chiaro che il modello economico imperante è fallimentare, se non per le aziende che lo praticano, per l’umanità in se. Nell’articolo Show me a business problem and I’ll do my best to avoid it Jason Fried racconta alcuni aneddoti di come vengono condotte le attività nella sua azienda, elencando una serie di ‘opportunità’ che poi – quasi immancabilmente — si trasformano in nuovo lavoro da fare e potenzialmente sono un impoverimento degli assett, delle risorse, che l’azienda ha già.

Due i passaggi che mi hanno molto colpito, che mi piace condividere con te, e di cui mi piacerebbe leggere la tua opinione a riguardo. Uno:

As long as what you’re about to do won’t destroy the company, just do it. Bottlenecks can take the form of people, process, paperwork, and permission. We’d much rather things run smoothly, than stop and verify at each step.

Quanto mi piacerebbe che nel pubblico impiego si potesse procedere in questo modo, specie nel panorama italiano. Ed invece siamo annegati da “persone, processi, scartoffie, richieste di permesso”; giusto oggi leggevo come un’azienda (una start-up della cosidetta Industry 4.0) abbia creato una sede principale a Londra, declassando quella barese a sussidiaria minoritaria italiana per poter competere nel mercato degli investitori e delle agevolazioni fiscali.

E due:

This may be a weird metaphor, but I’m going for it anyway… It’s like cleaning the dishes as you go. If you eat and clean up immediately afterward, you never have to clean up later. You’ve avoided a hassle and extra work down the road. If you eat, and leave dirty dishes in a pile to be cleaned later, you’re actually creating a lot more work for yourself — or for someone else. Food dries, it’s caked on, it’s harder to scrub off. You’ve increased the difficulty level of the work that has to be done. Further, a pile is intimidating — piles often become bigger piles because no one wants to deal with them. What’s another dirty plate? I’ll just toss it on here. But if you clean as you go, it’s much faster, it’s part of eating (rather than separately cleaning), and you never have to return to the work later— it’s already done. The future is free and clear.

… che mi pare molto adatta alle fasi di documentazione e rendicontazione delle attività. Se fatte assieme allo sviluppo e all’opera si risparmiano energie nelle ricerche a posteriori dei perché e dei per-come delle scelte fatte. Ma l’adozione di questo approccio spesso penso sia una fisima tutta mia di come portare avanti le cose. E qui mi piacerebbe un confronto aperto sulla questione.

La valorizzazione del lavoro dello sviluppatore web che utilizza una piattaforma open source (come WordPress)

Questo mese l’incontro della comunità WordPress Bari è stata una chiacchierata aperta su un tema interessantissimo…

Nino Volpe al WordPress Bari meetup

L’amico Nino Volpe (aka Iconet), cogliendo lo spunto da alcune discussioni tenutesi tra i partecipanti degli incontri passati, ha voluto usare la propria esperienza pluriennale per discutere della tematica della valorizzazione del web designer quando utilizza una piattaforma open source: WordPress nello specifico.

La domanda – provocatoria – in apertura è stata:

Forse un quadro di Jackson Pollock viene valutato di meno se per i suoi lavori ha usato una vernice di marca scadente?
Forse un romanzo di Italo Calvino è stato pagato di meno dal suo editore quando, per scriverlo, ha usato una macchina da scrivere?
— Antonio Volpe

Quando un cliente viene da noi ha già fatto una scelta (magari inconsapevole) del tipo di professionista che vuole, e quello che noi professionisti gli vendiamo non è “il sito web”, ma una sintesi del nostro sapere, stratificatosi negli anni e con le nostre esperienze e conoscenze degli strumenti … e WordPress è solo uno strumento per realizzare più comodamente, velocemente, efficacemente qualcosa che può essere fatto diversamente. E queste sue qualità non inficiano – o non dovrebbero inficiare – né depauperano la qualità del nostro operato.

Si è parlato dell’importanza di tutelarsi con un contratto, quale strumento biunivoco per stabilire diritti e doveri tra le parti, e mettersi al riparo da brutte sorprese, citando lo speech dell’Avv. Giorgio Trono al WordCamp Torino 2017

… si è parlato di come tutti soffriamo, in un modo o nell’altro della Sindrome dell’Impostore

e di come, probabilmente, tendiamo a svenderci.

Alla fine della fiera, come sosteneva Luca Sartoni in un suo ‘vecchio’ talk, alla fine l’idraulico vinca sempre!

Concludendo

In definitiva non ci sono risposte assolute, specie perché oggi il mercato sta attraversando una fase di depressione economica non indifferente … Quello che possiamo fare è trarre una serie di stimoli e spunti da questi talk, dalle nostre esperienze, per far ripensare chi lavora professionalmente con il web al proprio modello di business e alla fiducia e al rispetto che si deve pretendere per una prestazione professionale impeccabile.

Miti Su WordPress, Cosa Rispondere Ai Clienti

WordPress non è facile da usare, diceva Ivan Rachieli un anno fa dalle pagine del suo blog e dopo aver partecipato al WordCamp di Torino.

Ma questa affermazione si scontra con i proclami per cui il mio C.M.S. preferito ha raggiunto il 28% di penetrazione del mercato degli strumenti per costruire siti web… Se lo usano tutti, non sarà certo difficile!

E come dubitare di questa facilità quando ogni giorno possiamo vedere  decine di persone realizzare un proprio blog con ‘pochissimo impegno’ ed in brevissimo tempo, assistendo poi alla celebrazione di alcuni blogger come nuovi modelli di successo economico (e sociale) nei media…

In pochi ci fermiamo a riflettere su cosa ci sia “sotto” queste storie da giornali di gossip, a queste vere e proprie nuove credenze popolari. Tutti sembrano aver paura di dire le cose come stanno, come nel caso del fenomeno delle mamme blogger, e cosa vogliamo direi quelli che arrivano a comportamenti scorretti moralmente e professionalmente, in modi che in altri ambiti della comunicazione commerciale sono pesantemente sanzionati, e sul web non ancora?

WordPress è facile da usare, quando hai capito come si usa.
Ivan Rachieli

È solo quando hai veramente capito funziona una cosa, come si usa, che ti rendi conto della complessità che c’è dietro ogni singolo byte della pagina web che stai producendo, per te stesso o per il tuo cliente. Ma questa complessità è invisibile, intangible, e quasi sembra che a nessuno interessi darne corpo, peso, valore…

L’argomento è molto sentito nel mondo dei freelancer italiani negli ultimi mesi, forse perché finalmente il ‘mercato del web’ in Italia si sta allineando ai tempi ed i modi di crescita del resto del mondo … lasciando indietro l’adeguamento per il riconoscimento – sociale ed economico – di tutte quelle figure che vi lavorano, magari da decenni, magari con elevate professionalità e capacità tecniche e commerciali.

Ci ritroviamo a combattere con i favori, o i prezzi, del cuggino di turno… Combattiamo contro la concezione del “Eh, ma con WordPress è tutto facile”, del “Che ci vuole”, del lavoro pagato un tot al kilo e poi abbandonato.

Allora ben vengano l’articolo di Ivan, o il trattato – articolo è riduttivo – che il gruppo di sviluppatori romano SkillsAndMore ha realizzato per sfatare i 12 falsi miti di WordPress e le risposte da dare ai clienti.

Nel nostro piccolo domani proveremo a discutere dell’argomento durante il 9° meetup WordPress della comunità di utenti e sviluppatori baresi, dove già negli ultimi incontri erano nati dei confronti costruttivi tra i partecipanti su quale fosse esattamente il nostro ruolo nei confronti del cliente: meri esecutori delle sue volontà (succubi di idee e credenze popolari) o dei consulenti che sappiano interpretare i suoi bisogni, tradurre in azioni strategiche le sue aspettative di marketing e quindi accompagnatori in un percorso di applicazione di tali strategie comunicative?

Più aumentano le mie esperienze nel campo della consulenza, più mi rendo conto che il “mordi e fuggi” non fa bene alla professione. Ci aiuta a mangiare, a sopravvivere, ma non fa crescere né noi, né il nostro cliente, e inaridisce il mercato. Al cliente dobbiamo primariamente offrire una professionalità ed una chiarezza, una onestà tali da vincere la sua fiducia ad affidarci il suo progetto di business … e non il mandato a realizzare ‘il sito web’.

Che ne pensi? Ti lascio allo spazio dei commenti, o ci vediamo domani al meetup WordPress!

Istruzioni Per Il Lavoro Remoto

L’amico Francesco Fullone ha condiviso qualche tempo fa questa presentazione sul Remote Working, una modalità di lavoro che si sta diffondendo sempre di più e che sta riuscendo a portare dei miglioramenti incrementali anche negli ambienti di lavoro tradizionali. O almeno in quelli che si accorgono che la comunicazione interna è un Valore aziendale essenziale, da preservare e incrementare per la sanificazione dell’ambiente di lavoro e un migliore stile di vita del lavoratore.

Francesco è anche CEO di Ideato, una software house che in quasi dieci anni di vita è cresciuta ed ha fatto crescere parecchi talenti e che applica sul campo tutti gli ideali dichiarati e ne trae insegnamenti per migliorare le proprie performance

Buona lettura!

LinkedIn, croce e delizia dei social network per professionisti

LinkedIn, recentemente acquisito per alcuni miliardi di euro da Microsoft, è uno dei social network più vecchi che ricordi specificatamente orientato ad una singola classe di utenti: quella in cerca di miglioramento professionale,

A seconda dell’urgenza che ciascuno di noi ha su questa tematica, potremo notare quanto il profilo sia più o meno curato e/o aggiornato. Vista la sua specificità, ancora, il modo con cui gestire contenuti ed aggiornamenti su questa piattaforma è abbastanza diverso da quello con cui si affrontano gli altri Social … e numerosi sono gli articoli che si lanciano in come ottenere “il massimo” dal proprio profilo.

L’amico Francesco Cozzi di Barikom mi ha segnalato questo articolo sul blog di Skillcrush 23 Quick and Easy LinkedIn Updates to Get Hired Now!, ciascuno spiegato nel suo funzionamento punto per punto e per cui è stato effettuato un efficace riassunto mediante la seguente infografica:

23 consigli per ottimizzare LinkedIn

Interessante vero? Quanti di questi consigli già seguivi, e quanti sono stati quelli a cui non avevi mai pensato?

linkedin