22 Consigli Per La Scelta Del Tuo Prossimo Nome A Dominio

Ben ritrovati!
In questi ultimi giorni mi sono dovuto andare a rileggere qualche definizione e modalità operativa per l’implementazione di alcune funzionalità relative al nome a dominio tramite DNS.

Subito dopo quando, una decina di giorni prima, con il team di grafici e l’esperto di marketing on-line ci eravamo ritrovati nelle fasi di analisi con dei clienti nella discussione su come trasporre efficacemente il nome della loro azienda in un dominio di facile memorizzazione e digitazione, dovendo districarci tra latinismi e allitterazioni.

È caduto quindi a fagiolo l’imbattersi in questo lungo articolo da cui ho tratto il titolo di questo breve articolo:

22 Essential Tips for Choosing the Best Possible Domain Name for a Website (2017) →

In questo lungo e dettagliato articolo vengono elencati alcuni consigli, del tutto condivisibili, su come scegliere un nome a dominio, quali TLD privilegiare e perché, come immaginarne l’uso pratico e mediatico da parte dei futuri visitatori.

L’articolo è in lingua inglese, non troppo tecnico e scritto in tono divulgativo. Se comunque ciò fosse un problema potresti provare con la versione tradotta via software; certo non il massimo, ma sufficiente ai nostri scopi.

Buona lettura

A Cosa Serve Il (Mio) Sito Web?

… se la maggior parte del mio traffico è composto da domande, a cosa serve il mio sito web? A dare le migliori risposte possibili a quelle specifiche domande dirette. Quindi il tuo sito web non è una vetrina, non deve necessariamente raccontare chi sei se nessuno te lo sta domandando, non è un posto dove ci infili quello che vuoi tu. Il tuo sito web, in primiis, dev’essere una risposta a un mercato di domanda diretta.

Oggi ho letto un bell’articolo, da cui ho tratto questa citazione.

La valorizzazione del lavoro dello sviluppatore web che utilizza una piattaforma open source (come WordPress)

Questo mese l’incontro della comunità WordPress Bari è stata una chiacchierata aperta su un tema interessantissimo…

Nino Volpe al WordPress Bari meetup

L’amico Nino Volpe (aka Iconet), cogliendo lo spunto da alcune discussioni tenutesi tra i partecipanti degli incontri passati, ha voluto usare la propria esperienza pluriennale per discutere della tematica della valorizzazione del web designer quando utilizza una piattaforma open source: WordPress nello specifico.

La domanda – provocatoria – in apertura è stata:

Forse un quadro di Jackson Pollock viene valutato di meno se per i suoi lavori ha usato una vernice di marca scadente?
Forse un romanzo di Italo Calvino è stato pagato di meno dal suo editore quando, per scriverlo, ha usato una macchina da scrivere?
— Antonio Volpe

Quando un cliente viene da noi ha già fatto una scelta (magari inconsapevole) del tipo di professionista che vuole, e quello che noi professionisti gli vendiamo non è “il sito web”, ma una sintesi del nostro sapere, stratificatosi negli anni e con le nostre esperienze e conoscenze degli strumenti … e WordPress è solo uno strumento per realizzare più comodamente, velocemente, efficacemente qualcosa che può essere fatto diversamente. E queste sue qualità non inficiano – o non dovrebbero inficiare – né depauperano la qualità del nostro operato.

Si è parlato dell’importanza di tutelarsi con un contratto, quale strumento biunivoco per stabilire diritti e doveri tra le parti, e mettersi al riparo da brutte sorprese, citando lo speech dell’Avv. Giorgio Trono al WordCamp Torino 2017

… si è parlato di come tutti soffriamo, in un modo o nell’altro della Sindrome dell’Impostore

e di come, probabilmente, tendiamo a svenderci

Per finire quindi come sosteneva Luca Sartoni in un suo ‘vecchio’ talk sul come, alla fine, l’idraulico vinca sempre!

Concludendo

In definitiva non ci sono risposte assolute, specie perché oggi il mercato sta attraversando una fase di depressione economica non indifferente … Quello che possiamo fare è trarre una serie di stimoli e spunti da questi talk, dalle nostre esperienze, per far ripensare chi lavora professionalmente con il web al proprio modello di business e alla fiducia e al rispetto che si deve pretendere per una prestazione professionale impeccabile.

Miti Su WordPress, Cosa Rispondere Ai Clienti

WordPress non è facile da usare, diceva Ivan Rachieli un anno fa dalle pagine del suo blog e dopo aver partecipato al WordCamp di Torino.

Ma questa affermazione si scontra con i proclami per cui il mio C.M.S. preferito ha raggiunto il 28% di penetrazione del mercato degli strumenti per costruire siti web… Se lo usano tutti, non sarà certo difficile!

E come dubitare di questa facilità quando ogni giorno possiamo vedere  decine di persone realizzare un proprio blog con ‘pochissimo impegno’ ed in brevissimo tempo, assistendo poi alla celebrazione di alcuni blogger come nuovi modelli di successo economico (e sociale) nei media…

In pochi ci fermiamo a riflettere su cosa ci sia “sotto” queste storie da giornali di gossip, a queste vere e proprie nuove credenze popolari. Tutti sembrano aver paura di dire le cose come stanno, come nel caso del fenomeno delle mamme blogger, e cosa vogliamo direi quelli che arrivano a comportamenti scorretti moralmente e professionalmente, in modi che in altri ambiti della comunicazione commerciale sono pesantemente sanzionati, e sul web non ancora?

WordPress è facile da usare, quando hai capito come si usa.
Ivan Rachieli

È solo quando hai veramente capito funziona una cosa, come si usa, che ti rendi conto della complessità che c’è dietro ogni singolo byte della pagina web che stai producendo, per te stesso o per il tuo cliente. Ma questa complessità è invisibile, intangible, e quasi sembra che a nessuno interessi darne corpo, peso, valore…

L’argomento è molto sentito nel mondo dei freelancer italiani negli ultimi mesi, forse perché finalmente il ‘mercato del web’ in Italia si sta allineando ai tempi ed i modi di crescita del resto del mondo … lasciando indietro l’adeguamento per il riconoscimento – sociale ed economico – di tutte quelle figure che vi lavorano, magari da decenni, magari con elevate professionalità e capacità tecniche e commerciali.

Ci ritroviamo a combattere con i favori, o i prezzi, del cuggino di turno… Combattiamo contro la concezione del “Eh, ma con WordPress è tutto facile”, del “Che ci vuole”, del lavoro pagato un tot al kilo e poi abbandonato.

Allora ben vengano l’articolo di Ivan, o il trattato – articolo è riduttivo – che il gruppo di sviluppatori romano SkillsAndMore ha realizzato per sfatare i 12 falsi miti di WordPress e le risposte da dare ai clienti.

Nel nostro piccolo domani proveremo a discutere dell’argomento durante il 9° meetup WordPress della comunità di utenti e sviluppatori baresi, dove già negli ultimi incontri erano nati dei confronti costruttivi tra i partecipanti su quale fosse esattamente il nostro ruolo nei confronti del cliente: meri esecutori delle sue volontà (succubi di idee e credenze popolari) o dei consulenti che sappiano interpretare i suoi bisogni, tradurre in azioni strategiche le sue aspettative di marketing e quindi accompagnatori in un percorso di applicazione di tali strategie comunicative?

Più aumentano le mie esperienze nel campo della consulenza, più mi rendo conto che il “mordi e fuggi” non fa bene alla professione. Ci aiuta a mangiare, a sopravvivere, ma non fa crescere né noi, né il nostro cliente, e inaridisce il mercato. Al cliente dobbiamo primariamente offrire una professionalità ed una chiarezza, una onestà tali da vincere la sua fiducia ad affidarci il suo progetto di business … e non il mandato a realizzare ‘il sito web’.

Che ne pensi? Ti lascio allo spazio dei commenti, o ci vediamo domani al meetup WordPress!