Esperienza d’acquisto e architettura dell’informazione: qualche riflessione a margine

Ho ritrovato questa presentazione di Iliaria Mauric (dello studio Tangible) realizzata un paio di anni fa per una GirlGeekDinner:

Il 29 maggio 2015 sono stata invitata dal gruppo delle GGD di Brescia per parlare di esperienza d’acquisto e architettura delle informazioni, in occasione della #GGDBrescia6, dedicata allo shopping on-line.
Nel mio intervento ho parlato di come gli utenti si approcciano agli acquisti, di come finiscono nei funnel di un e-commerce e di quali sono gli aspetti da tenere in considerazione quando si progetta l’esperienza digitale.
Ilaria Mauric

Mi è parso giusto riportarla tra queste pagine, sopratutto per la chiarezza di esposizione delle slide finali, che sono un’ottima guida per chi si approccia alla vendita sul web, e una indicazione di quali asset (definizione del brand e delle strategie commerciali) devono essere messi in campo.

Esperienza d'acquisto e architettura dell'informazione: consigli pratici e qualche riflessione a margine from Ilaria Mauric

Come creare una password efficace

Le password sono tra le gioie ed i dolori dell’informatica moderna. Ogni sito, servizio on-line, dispositivo hardware in questo mondo iperconnesso va protetto… e la combinazione nome-utente e password è il minimo che si può fare per tenere una parvenza di sicurezza dei propri affari.

Una buona norma è quella di avere una password diversa per ognuno dei servizi che usiamo.

Un’altra sarebbe(*) quella di utilizzare il meno possibile le funzioni di autenticazione mediante ‘token’ erogati da servizi di terze parti. Per fare un esempio immaginiamo di utilizzare le nostre credenziali di accesso a Facebook per registrarci su Pinterest  o in un qualunque altro social network. Evidenziando il fatto che Facebook ed i gestori di questo tipo di autenticazione possono legalmente cancellare il nostro account a loro insindacabile giudizio o scomparire … in caso di compromissione dell’account  ‘principale’ avremo poi a cascata la compromissione degli accessi a tutti i servizi abbinati a queste credenziali.

Insomma l’uso di un password manager (come il mai troppo lodato – e da me adorato – 1password o il giovane Enpass o l’open source KeePass) è più che consigliato. Queste applicazioni ci permettono la memorizzazione di un altissimo numero di elementi e offrono funzionalità di generazione di password secondo diversi algoritmi.

Mi rendo però conto che per alcune persone o situazioni la spesa economica e di tempo per la configurazione del tutto possa non valere l’impresa… Magari abbiamo pochi servizi da proteggere, o non ci fidiamo di un software sviluppato da ignoti (nel mio caso non ho consigliato LastPass proprio per questa ragione). In queste situazioni possiamo utilizzare un piccolo ma validissimo espediente mnemonico per la generazione di password efficaci.

La vignetta riportata, dell’ottimo XKCD, spiega in maniera visiva e super-efficace il meccanismo (l’algoritmo) alla base di questo metodo.

Date le potenze di calcolo oggi disponibili, la nostra password diventa progressivamente più sicura man mano che i caratteri che la compongono crescono. Secondo le mie ultime letture oggi 12/13 caratteri costituiscono il minimo sindacale per una password ‘sicura’…  Quindi è meglio cominciare ad utilizzare password con 16 o più caratteri.
Ma come fare per ricordare sequenze di oltre 16 caratteri ? Semplice, dovremo ricordare delle frasi… Ma non citazioni di libri, film o poesie,… opere note e sicuramente nei dizionari dei malintenzionati. Dovremo usare frasi generate in maniera casuale ed estremamente personale.

Sulla tecnica ci sono diversi ottimi articoli ed approfondimenti on-line… ad esempio su il Post si parla di generatori di poesie, o possiamo arrivare a meravigliarci dell’idea di Mira Modi teenager statunitense che ha stupito il mondo con il suo Diceware che ha reso una valida fonte di reddito.

Senza arrivare a questo livello di sofisticazione ti sintetizzo in parole povere il tutto: per generare una password efficace andremo a generare la nostra ‘frase’ – o meglio una sequenza di parole – partendo da un ricordo o un’esperienza strettamente personali…

cozze-sandalo_Pescara!

Ecco una password di 22 caratteri facile da ricordare!
Il trigger mnemonico è la vacanza a Pescara dove abbiamo mangiato un buon piatto di spaghetti alle cozze e comprato quel sandalo estivo che adoriamo indossare. La punteggiatura (lo spazio è un carattere che evito perché non so mai se il sistema che memorizzerà la password sarà in grado di gestirlo correttamente) è lasciata alla tua immaginazione o preferenza.

Come vedi non è una scienza oscura, ma un banale esercizio di memoria la cui imprevedibilità sfugge alle risorse di calcolo attualmente disponibili (e immaginabili).

Spero che quest’articolo ti sia stato utile! Buon lavoro…


(*) dico sarebbe perché pur essendo studiati per la massima sicurezza nello scambio di dati questi meccanismi hanno un singolo anello debole messo in bella evidenza, la credenziale di accesso centrale – come la password di Facebook nell’esempio da me fatto – che rimane sempre troppo esposto agli attacchi e costituisce un bottino altamente desiderato e remunerativo per i criminali.

Rilasciato WordPress 4.7.3

Meno di un’ora fa è stata rilasciata la versione 4.7.3 di WordPress che risolve 6 problemi di sicurezza e 39 miglioramenti di manutenzione. Qui la lista completa delle modifiche fatte.
Come sempre verificate che i backup siano a posto e aggiornate… Io ho già aggiornato una dozzina di siti senza il minimo problema!

A lot of business people think their job is to find a faster, better, easier way to do things. Not so. Your job is to make your users happy.
Alan Cooper

[via]

Parole O_stili — il manifesto

Parole O-stili

Parole O_Stili è la prima community in Italia contro la violenza nelle parole, capace di raggiungere oltre 7 milioni di persone su Facebook e 5,5 milioni su Twitter. È un progetto sostenuto da oltre 400 tra giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer della Rete.

Gli scorsi 17 e 18 Febbraio a Trieste c’è stato il primo incontro fisico di questa comunità ed i suoi lavori stanno avendo una enorme ripercussione su chi oggi si occupa – eticamente – di comunicazione. On line o meno.
È tutto un fiorire oggi di riflessioni, commenti, condivisione di esperienze personali per l’arrivo a delle tecniche di comunicazione verbale che siano responsabili e rispettose del lettore. Tra le tante mi ha colpito, per esempio, quella di Sergio Cagol che riporto qui sotto … nell’esempio specifico si parla di turismo ma l’enunciato vale per ogni settore ‘commerciale’ della comunicazione.

Parlare, promuovere, comunicare “a qualcuno” non funziona più.

Il turista ha abbandonato da tempo il ruolo passivo e vuole sempre più essere attore protagonista delle proprie azioni, vuole organizzare i viaggi in autonomia, non si fida più dei racconti stereotipati delle destinazioni ma vuole aggiungere il proprio contributo al mare immenso delle esperienze degli altri turisti.
Sergio Cagol

Ti invito a leggere quante più di queste riflessioni on-line riesci a trovare. In special modo se stai intraprendendo – o hai intrapreso – progetti di comunicazione del tuo brand sul Web o sui vari Social Media con un sito o una pagina Facebook o un profilo Instagram (etc.)…