CINQUE UTILI DOMANDE DA PORRE A SE STESSI

La scorsa settimana il buon Seth ha tirato fuori dal cappello questa piccola perla, sintesi perfetta di anni di studio, esperienza e ragionamento sul migliorare sè stessi ed il proprio lavoro.
Eccovela, tradotta per una fruzione più ampia possibile…

— via Seth Godin

Qual è la parte difficile?
Quale parte del tuo lavoro, se improvvisamente migliorasse molto, avrebbe il maggiore impatto sul risultato che cerchi?

Come stai spendendo il tuo tempo?
Se diamo un’occhiata al tuo calendario, quanto tempo è speso a reagire o a rispondere agli arrivi, quanto è sotto il tuo controllo e quanto è concentrato sulla parte difficile?

Cosa hai bisogno di sapere?
Quali sono le competenze che non hai che renderebbero il tuo lavoro più efficace?

Qual è la parte che fa paura?
Quali risultati o interazioni stai cercando di evitare di pensare o di interagire? Perché?

Ne vale la pena?
Dopo aver esaminato le vostre quattro risposte a queste domande, potreste avere un’idea migliore di ciò che serve al vostro progetto per raggiungere il suo potenziale. Il risultato del progetto – per coloro che servite e per voi – giustifica ciò che serve per raggiungerlo?

AFFRONTARE L’IGNOTO: IL FALLIMENTO COME VANTAGGIO COMPETITIVO

Questo è un vecchio talk dell’amico Simone Tornabene al TEDx di qualche anno fa a Catania.

Siamo stati abituati a pensare alla Conoscenza come un oggetto. Accumulabile e trasferibile. Soprattutto: fonte di vantaggio competitivo. Il mondo di oggi pervaso da Internet è però più complesso che mai. E in questo mondo la Conoscenza tende a diventare una commodity: l’informazione è abbondante e diventa in fretta obsoleta. Cosa determina dunque la vittoria nelle sfide odierne? L’approccio che abbiamo a quello che ancora non conosciamo. Quello che non conosciamo (ancora) è più importante di quello che sappiamo. E per approcciare l’ignoto è importante saper fallire. Il modo in cui falliamo è responsabile dei nostri successi.

Simone Tornabene

A mio parere, anche a distanza di anni, quanto esposto è ancora vero. È ancora valido. Buona visione.

PERCHÉ ABBIAMO BISOGNO DI SENTIRE PIÙ VOCI SU COME DOVREBBE ESSERE IL LAVORO POST-COVID

Hybrid working will look very different when it is not conducted under COVID conditions. The issues that will affect people’s day-to-day working lives and how these will be contested have largely been ignored. We need to debate what we want from our working lives – and more widely our homes and our communities – and we need to do it now.

Sul magazine The Conversation nei giorni scorsi è stato pubblicato un lungo articolo che esplora i perché e i ‘come’ del lavoro remoto – che ha invaso il nostro mondo negli ultimi due anni (praticamente) – impattando su moltissimi aspetti della vita di tutta la società.

Il cambiamento è stato talmente pervasivo che è opportuno cominciare ad interrogarsi su come affrontare il futuro, quando molti sceglieranno di lavorare per sempre o anche solo parzialmente da remoto e non tra le pareti dell’ufficio. E come questo aspetto impatterà su quelle realtà che vedono chi lavora “lontano dagli occhi del padrone” marginalizzati rispetto a chi continuerà a presentarsi quotidianamente in ufficio.

Dobbiamo cominciare, come società, un dibattito consapevole per una migliore realtà del mondo del lavoro, cogliendo i benefici di entrambe le modalità di lavoro. Personalmente, infatti, se oggi mi venisse data una scelta sceglierei la forma del lavoro ibrido… del tipo 2 giorni in ufficio e 3 remoti. I benefici goduti in termini di minor stanchezza, minore stress, ed anche di risparmio economico (lasciando ferma l’auto risparmiando quasi due ore di traffico al giorno, e facendo i pasti a casa) sono stati tangibili in questi mesi…

L’EFFETTO DELLA LETTURA SOCIAL SU MEMORIA E ATTENZIONE

Saper Imparare è il nuovo progetto dell’amico Luca Conti; una community chiusa per chi cerca stimoli intellettuali, modi per evolvere, non da solo, ma insieme ad altri pari.

Partita a pieno regime da pochissime settimane, al momento conta una ventina di iscritti dall’estrazione culturale / lavorativa più ampia che mi sia capitato di incontrare da diverso tempo. Come conseguenza – piacevolissima – c’è già una bella ricchezza di contenuti, proposte e iniziative.

Se l’argomento ti interessa, approfondisci pure la conoscenza del progetto sul sito creato ad-hoc, e poi magari iscriviti!

COSE CHE HO IMPARATO

It matters how you treat people. Even if it’s a rejection, let them down lightly and politely. It might not be the last time in life you encounter them. People will remember how they felt when you spoke to them last.

Anjali Ramachandran

Ho trovato questo ‘consiglio di vita’ nelle ultime pagine della rivista Offscreen Magazine n°19 di un paio di anni fa. E sono ragionevolmente sicuro di essere stato esposto a questo concetto in altre occasioni.

Nella vita, ma sopratutto sul lavoro, dobbiamo sforzarci di essere sempre gentili e – possibilmente – comprensivi quando ci relazionamo al prossimo. In primo per una forma di rispetto altrui, in seconda perché davvero potremo essere noi quelli ‘dall’altro lato’ al prossima volta e nella maggior parte dei casi verremo trattati così come abbiamo trattato l’altro.

Questo approccio, in linea generale, vale anche quando hai a che fare con un processo di acquisto on-line. Se stai bene nelle procedure di acquisto e scoperta di un servizio, sarai senz’altro più a tuo agio nell’effettuarlo nei modi e nei tempi che più ti si addicono. Con un reciproco beneficio del venditore e dell’acquirente, non credi?

FLoC DI GOOGLE È UNA CATTIVA IDEA, COME PROTEGGERSI

*

Ho appreso dell’iniziativa FLoC di Google circa un mese fa da un articolo dell’amico Emanuele, sempre attento e ‘sul pezzo’ sulle tematiche della privacy personale / aziendale, diventato probabilmente uno dei temi cardine del suo sito web.

Visto l’evolversi della consapevolezza degli utenti nei confronti dei cookie e delle loro capacità di tracciamento / profilazione utente, a Google hanno ben pensato di invertire il processo… sarà il tuo browser a fare tutto il lavoro.

Molto brevemente – tramite FLoC – il tuo browser saprà indicare alle piattaforme di advertising a che tipologia di utente appartieni basandosi sulla tua cronologia recente. Pensa che bello: sarà direttamente il tuo Google Chrome scintillante ad effettuare il tracking, senza rendere complicata la vita a Google!

Emanuele

Google Chrome è diventato, putroppo, il principale browser utilizzato al mondo… scalzando il (triste) primato che fu di Internet Explorer fino a qualche anno fa. Da oggetto tecnicamente all’avanguardia, veloce, ricco di funzionalità, si è al contempo trasformato nel principale strumento di “sorveglianza” di tutte le attività compiute sul web da parte del suo utilizzatore.

Un primo passo quindi è quello di interromperne quanto prima l’utilizzo… scegliendo un browser diverso. Il mio browser principale è Firefox, se fossi curioso.

Al consiglio nel post di Emanuele sopra menzionato, vorrei aggiungere con questo mio articolo quello di consultare la guida Opting your Website out of Google’s FLoC Network dedicata agli sviluppatori / gestori di server web per modificare i loro sistemi al fine di proteggersi attivamente da questa metodologia di tracciamento.

E poi, per chi usa WordPress come CMS per pubblicare il proprio sito web e vuole essere certo di non partecipare a questo “network di tracciamenti, volevo consigliare l’utilizzo del plugin:

Una volta installato e attivato, non c’è null’altro da fare… il plugin si occuperà di inserire gli appositi header HTTP nelle pagine del proprio sito per disabilitare il tracciamento mediante FLoC.