VULNERABILITÀ COMUNI DI WORDPRESS E PREVENZIONE ATTRAVERSO LE MIGLIORI PRATICHE DI SCRITTURA DEL CODICE

La scorsa settimana sulle pagine del blog di Wordfence — una delle principali realtà a livello mondiale che si occupa di sicurezza per l’ecosistema di siti web realizzati con WordPress e/o WooCommerce — è stato pubblicato un whitepaper che raccoglie una serie di consigli, considerazioni e tecniche di sviluppo software allo stato dell’arte che si propone di aiutare gli sviluppatori a scrivere codice più sicuro e maggiormente mantenibile.

Con una base di installato in continua crescita (si parla mentre scrivo di una stima del 42% dei siti web realizzati), oltre 50000 plugin open-source e disponibili nei repository ufficiali, oltre a temi e a plugin e temi ‘premium’ venduti da aziende ad-hoc, il problema non è certo banale ed è bene che qualcuno si prenda la briga di offrire un aiuto di questo tipo.

Se sei interessato all’argomento il documento è disponibile (senza richiesta di iscrizione a newsletter o fornitura di dati personali !!!) sul loro sito web:
Common WordPress Vulnerabilities and Prevention Through Secure Coding Best Practices →

Buona lettura!

GUTENBERG, COMBINARE BLOCCHI PER DESIGN PERSONALI

Mel Choyce, designer statunitense e membro di rilievo della comunità WordPress, ha rilasciato le slide del suo intervento presentato durante l’ultima edizione dell’evento WPBlockTalk.

In esse possiamo vedere un piccolissimo esempio di come la nuova architettura “a blocchi” dell’editor sviluppato dalla community WordPress ci permetta un’ampia libertà di personalizzazione nella realizazione di articoli e pagine per i siti web costruiti con questo CMS.

Prima di arrivare al Full Site Editing alla fine di quest’anno con il rilascio di WordPress 5.8, penso sia meglio prendere la massima confidenza con i blocchi, per poi lanciarsi nello sviluppo dei nostri prossimi progetti web. Senza utilizzare tool di terze parti quali Elementor o simili, a meno che non si abbia un ciclo di vita del sito ben definito e pronto ad essere stravolto e lavorato quasi ex-novo una volta che vorremo abbandonarli.

SETTE DOMANDE DA FARSI QUANDO SI PROGETTA O SI REVISIONA UN PRODOTTO

Interessantissimo il thread lanciato da Julie Zhuo sul proprio profilo Twitter sul come ci si può approcciare nella progettazione di un “prodotto” o alla sua revisione in fase di miglioramento dopo il lancio dello stesso.

CINQUE UTILI DOMANDE DA PORRE A SE STESSI

La scorsa settimana il buon Seth ha tirato fuori dal cappello questa piccola perla, sintesi perfetta di anni di studio, esperienza e ragionamento sul migliorare sè stessi ed il proprio lavoro.
Eccovela, tradotta per una fruzione più ampia possibile…

— via Seth Godin

Qual è la parte difficile?
Quale parte del tuo lavoro, se improvvisamente migliorasse molto, avrebbe il maggiore impatto sul risultato che cerchi?

Come stai spendendo il tuo tempo?
Se diamo un’occhiata al tuo calendario, quanto tempo è speso a reagire o a rispondere agli arrivi, quanto è sotto il tuo controllo e quanto è concentrato sulla parte difficile?

Cosa hai bisogno di sapere?
Quali sono le competenze che non hai che renderebbero il tuo lavoro più efficace?

Qual è la parte che fa paura?
Quali risultati o interazioni stai cercando di evitare di pensare o di interagire? Perché?

Ne vale la pena?
Dopo aver esaminato le vostre quattro risposte a queste domande, potreste avere un’idea migliore di ciò che serve al vostro progetto per raggiungere il suo potenziale. Il risultato del progetto – per coloro che servite e per voi – giustifica ciò che serve per raggiungerlo?

AFFRONTARE L’IGNOTO: IL FALLIMENTO COME VANTAGGIO COMPETITIVO

Questo è un vecchio talk dell’amico Simone Tornabene al TEDx di qualche anno fa a Catania.

Siamo stati abituati a pensare alla Conoscenza come un oggetto. Accumulabile e trasferibile. Soprattutto: fonte di vantaggio competitivo. Il mondo di oggi pervaso da Internet è però più complesso che mai. E in questo mondo la Conoscenza tende a diventare una commodity: l’informazione è abbondante e diventa in fretta obsoleta. Cosa determina dunque la vittoria nelle sfide odierne? L’approccio che abbiamo a quello che ancora non conosciamo. Quello che non conosciamo (ancora) è più importante di quello che sappiamo. E per approcciare l’ignoto è importante saper fallire. Il modo in cui falliamo è responsabile dei nostri successi.

Simone Tornabene

A mio parere, anche a distanza di anni, quanto esposto è ancora vero. È ancora valido. Buona visione.

PERCHÉ ABBIAMO BISOGNO DI SENTIRE PIÙ VOCI SU COME DOVREBBE ESSERE IL LAVORO POST-COVID

Hybrid working will look very different when it is not conducted under COVID conditions. The issues that will affect people’s day-to-day working lives and how these will be contested have largely been ignored. We need to debate what we want from our working lives – and more widely our homes and our communities – and we need to do it now.

Sul magazine The Conversation nei giorni scorsi è stato pubblicato un lungo articolo che esplora i perché e i ‘come’ del lavoro remoto – che ha invaso il nostro mondo negli ultimi due anni (praticamente) – impattando su moltissimi aspetti della vita di tutta la società.

Il cambiamento è stato talmente pervasivo che è opportuno cominciare ad interrogarsi su come affrontare il futuro, quando molti sceglieranno di lavorare per sempre o anche solo parzialmente da remoto e non tra le pareti dell’ufficio. E come questo aspetto impatterà su quelle realtà che vedono chi lavora “lontano dagli occhi del padrone” marginalizzati rispetto a chi continuerà a presentarsi quotidianamente in ufficio.

Dobbiamo cominciare, come società, un dibattito consapevole per una migliore realtà del mondo del lavoro, cogliendo i benefici di entrambe le modalità di lavoro. Personalmente, infatti, se oggi mi venisse data una scelta sceglierei la forma del lavoro ibrido… del tipo 2 giorni in ufficio e 3 remoti. I benefici goduti in termini di minor stanchezza, minore stress, ed anche di risparmio economico (lasciando ferma l’auto risparmiando quasi due ore di traffico al giorno, e facendo i pasti a casa) sono stati tangibili in questi mesi…