L’imboscata del content marketing

Ti abbiamo istruito, fatto divertire, fatto commuovere, fatto piangere, il tuo engagement era altissimo, e poi ci lasci così senza nemmeno un clic sul retargeting? Nemmeno una sveltina sul carrello abbandonato?


Puf. Perché alla fine la gente è meno scema (su certe cose) e fa i conti, e guarda al vantaggio, non esiste la gratitudine nel marketing. Dimentica presto chi ha creato i contenuti emozionali, di fronte allo sconto. Essere i master della fase di awareness non significa quindi automaticamente dominare la parte finale dell’acquisto (anche se bombardiamo di remarketing): la nostra evangelizzazione verrà poi sfruttata da altri. Il funnel è contenitivo di un utente medio come una striscia di vernice stradale.

Esempio: sto cercando ispirazione per arredare la mia casa. Il brand da 1000 € a pezzo mi fornisce l’ispirazione giusta, ma poi io vado all’Ikea e prendo un oggetto da 100 €. L’imboscata del Content Marketing è scattata sul povero brand. Per questo dobbiamo essere estremamente selettivi nel creare contenuti. Per interessare solo coloro su cui avremo un vantaggio nella fase di conversione.

Gianluca Diegoli, via ☞

Pubblicato da Nicola

♂, amichevole cittadino del web, motociclista, geek, lettore, curioso. Un padawan delle arti di SysAdmin & DevOps, lavoro come tecnico presso l'Istitituto di Tecnologie Biomediche del C.N.R. a Bari. In passato ho svolto attività di consulenza ICT presso imprese locali. Sono un – attivo – social networker dal 1999 con il nickname “kOoLiNuS”.

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